Il Mestiere dell'Attore

Teatro, cinema, televisione, radio, doppiaggio: mondi molto diversi tra loro, in cui tuttavia l'attore esercita sempre lo stesso mestiere, benché con tecniche differenti. Recitare davanti al pubblico, recitare davanti alla telecamera, recitare davanti al microfono sono nella sostanza specializzazioni della medesima professione.


 

"Imparate ad amare l'Arte in voi stessi e non voi stessi nell'Arte." 

(Konstantin Sergeevič Stanislavskij)

Il Teatro dell'Arte fu fondato, nel 1897, a Mosca, da Konstantin S. Stanislavskij e da Vladimir Nemirovič-Dancenko.
Essi promossero una visione "naturalistica" dell'Arte Drammatica, alla ricerca della "verità", sia nell'espressività gestuale sia nella parola, in netta contrapposizione con l'enfasi e la finzione del teatro russo del tempo.
Al metodo Stanislavskij-Strasberg è improntata oggi la celebre scuola dell'Actors Studio

       K. Stanislavskij                                       Mosca. Il Teatro d'Arte.


 

DISCORSO DI AMLETO AGLI ATTORI   (W. Shakespeare, Amleto, atto III, scena II)

"AMLETO  Dite il discorso, vi prego, come io ve l'ho recitato, quasi vi danzasse sulla lingua;  ché se voi lo vociate, come fanno molti dei nostri attori, sarebbe per me tutt'uno che il pubblico banditore dicesse i miei versi. E non fendete troppo l'aria con la vostra mano, così; ma trattate tutto con discrezione; perché nel torrente stesso, nella tempesta, e, com'io potrei dire, nel turbine della passione, voi dovete acquistare e generare una temperanza che dia ad essa morbidezza. Oh, m'offende fin nell'anima udire un truculento individuo imparruccato lacerare una passione a brandelli, ridurla in stracci per spaccare gli orecchi della platea, la quale, per la più parte, non comprende null'altro che inesplicabili pantomime e rumore; io farei frustare un tale individuo per aver sopravanzato Termagante; questo gli è un farla da Erode più di Erode stesso. Di grazia, evitatelo.

PRIMO ATTORE  Me ne fo garante a Vostro Onore.

AMLETO  Non siate troppo blandi nemmeno, ma lasciate che il vostro discernimento vi sia maestro; accordate l'azione alla parola, la parola all'azione; con questo particolare accorgimento, che voi non passiate oltre i limiti della moderazione della natura; perché ogni cosa così strafatta è contraria allo scopo dell'arte drammatica, il cui fine, tanto agli inizi che ora, fu ed è di reggere, per così dire, lo specchio della natura; di mostrare alla virtù le sue proprie fattezze, allo scorno la sua immagine, e alla tempra e alla fisionomia stesse dell'epoca la loro forma ed impronta. Ora questo, esagerato, o stentato, benchè faccia ridere l'inesperto, non può che affliggere l'uomo di giudizio; la censura del quale deve, nella vostra opinione, pesar più di un intero teatro degli altri. Oh, ci sono attori ch'io ho visti recitare, e uditi lodare dagli altri, e altamente, per non dir la cosa in maniera profana, i quali non avendo né l'accento di cristiani, né il portamento di cristiani, di pagani, né d'uomini, si pavoneggiavano e muggivano così ch'io pensavo che qualcuno dei manovali della natura avesse fatto degli uomini, e non li avesse fatti bene, così abominevolmente essi imitavano l'umanità.

PRIMO ATTORE Io spero che noi abbiamo riformato discretamente codesto tra di noi, signore.

AMLETO Oh, riformatelo del tutto. E procurate che quelli che fan le parti dei buffoni non dican più di quanto è scritto per loro; perché ce n'è di quelli che ridono essi stessi, per indurre una certa quantità di stupidi spettatori a rider pure, benché frattanto debba prestarsi attenzione a qualche battuta essenziale del dramma; questa è una birbonata e mostra un'assai pietosa ambizione nello sciocco che ne fa uso. Andate, preparatevi." 


Hamlet-Olivier

Amleto, interpretato da Sir Lawrence Olivier



PREPARARSI, SEMPRE PREPARARSI!

Il mestiere dell'attore non ha mai un punto di totale raggiungimento e quello di cui si è sicuri oggi può essere rimesso in discussione domani. Soprattutto per un attore "gli esami non finiscono mai". E questo, secondo me, è ciò che rende il nostro mestiere il più affascinante e singolare rimedio contro l'eterno male che l'uomo combatte fin dalla nascita: l'invecchiamento.
Un attore è sempe giovane dentro, a qualunque età; continua a studiare nuove parti, nuovi ruoli, continua a prepararsi per nuove esperienze, e ciò che per gli altri può essere logorante, per l'uomo-attore diventa motivo di rigenerazione.

TECNICHE FONATORIE E RECITAZIONE 

La recitazione per gli attori, o comunque in generale, l'attività di parlare a un uditorio (tipica di oratori, avvocati, sacerdoti, insegnanti, presentatori, annunciatori, rappresentanti, ecc...), è considerata come una vera e propria superfunzione degli organi che presiedono al fenomeno dell'espressione verbale, detto fonazione.

 Brusa3

C'è una grande differenza tra il fenomeno fonatorio quotidiano (quello che serve al normale scambio sociale di comunicazione tra due persone) e il fenomeno fonatorio occorrente per interpretare un ruolo da attore. E non importa se il ruolo è quello di Amleto, del leader politico, del maestro elementare, del d.j., del venditore di lava-moquettes o del comandante di una spedizione spaziale. L'importante è riconoscere il momento in cui l'interpretazione del nostro linguaggio passa dalla funzione vegetativa a quella superattiva, a quella cioè della recitazione vera e propria. A questo punto a linguaggio superattivo corrisponde respirazione superattiva.
E, come sarà necessaria la disciplinata cura del linguaggio per raggiungere una sempre più idonea rispondenza tra contenuti mentali e espressioni verbali, a maggior ragione sarà indispensabile la piena conoscenza e il possesso della giusta tecnica d'uso dei propri organi fonatori impegnati in questa superfunzione respiratoria: conoscenza che ci proponiamo di fornire attraverso nozioni teoriche ed esercitazioni pratiche, partendo dalla respirazione per arrivare all'articolazione della parola, passando attraverso il fenomeno fonatorio vero e proprio.

(Mario Brusada "La pésca con la pèsca", Daniela Piazza Editore, 2002, Torino)



COME ELEVARSI DALLA MEDIOCRITA'.

"Sapete quale dovrebbe essere il vostro vanto di attore per emergere dalla massa? Quello di riuscire a vivere nel mondo del teatro senza mai venire contagiati da nessuno dei difetti, delle storture, delle meschinità, vizi atavici e tradizionali che, da che teatro è nato, sono retaggio dei comici di tutto il mondo. E la vostra mira più alta per raggiungere l'ideale della perfezione dovrebbe essere la conquista delle due virtù capitali che formavano l'essenza del puro artista: la modestia e l'umiltà. Ma capisco che predicare di modestia e d'umiltà in un'epoca in cui regna sovrana la frenesia d'arrampicarsi e del mettersi in vetrina è dar prova della più ottimistica ingenuità."

(Sergio Tofano, da "Il Teatro all'antica italiana e altri scritti di teatro", Bulzoni Ed., Roma, 1985)


 

LE PAROLE DI UN GRANDE MAESTRO: JACQUES COPEAU

"E' a causa di quei giochi che hanno riempito la mia infanzia, poi tutto il tempo libero della mia giovinezza, quei giochi dove si mescolavano verità e poesia, è per ritrovarli e per continuarli, io credo proprio, che, essendomi innamorato del teatro nello stesso tempo che della vita, io me ne sono avvicinato tardivamente, chiedendogli forse più di quanto non potesse darmi. Ed è senza dubbio perché niente di impuro, niente di grossolano né di brutale offendesse queste fantastiche magie che avevo sognato, che ho voluto disfare e ricomporre lo strumento del teatro, come un bambino smonta il suo giocattolo, al fine di distoglierlo, per così dire, dal suo senso primo, dalla sua banale accettazione, e di costringerlo a diventare il segno ben visibile di un capriccio superiore dello spirito."

 (Maricla Boggio, citazione di Jacques Copeau, da "Il corpo creativo", Bulzoni Ed., Roma, 2001, pagg. 31-32)